DIFENDERE LA COSTITUZIONE è stato un onore! La GRANDE VITTORIA del NO con il 53,74% con un dato di affluenza del 58,93% è un’indicazione politica: la Costituzione non va cambiata, va applicata! Premiato il lavoro unitario e la determinazione delle attiviste/i

da | Mar 25, 2026 | Cgil Monza e Brianza

Il Comitato del no di Monza e Brianza è stato costituito in data 23 gennaio 2026. Hanno aderito: CGIL, ANPI, ACLI, ARCI, Libera, Auser, Federconsumatori, SUNIA, BOA, Alisei, CDC, art. 32 Salute bene comune, Comitato free Barghouti oltre ai partiti: PD, M5S, AVS, PRC, PCI e le giovanili GD e UGS, Rete Civica Brianza e le liste civiche progressiste di Monza e Brianza: Cittadini Per Lentate, Cuore A Sinistra Nova Milanese, Immaginarcore, Siamo Varedo, Passione Civica Cesano Maderno, Lista Per Vedano, Mezzago democratica, Desio Libera, Seveso Futura, Monzattiva, Altra Bovisio Masciago, Limbiate Solidale, Lab Monza, Desio Bene Comune, Listone di Lissone, Muggiò partecipata, Sinistra e Ambiente Meda, Progetto Macherio Bareggia, Circolo Contadini e Operai Monza, Uniti per Albiate, Emergency Monza Brianza.

Da subito si è condiviso un impegno forte, unitario e determinato per organizzare la campagna referendaria nel territorio provinciale di Monza e Brianza poiché la posta in gioco era elevatissima: la manomissione della Costituzione e il superamento della separazione dei poteri che è il fondamento della nostra Democrazia disegnata dalle madri e dai padri costituenti più di 80 anni fa.

Abbiamo organizzato più di 50 iniziative pubbliche di formazione e informazione in quasi tutti i comuni della Brianza dove abbiamo potuto contare sulla competenza e la determinazione di costituzionalisti, docenti appassionati, ex magistrati e decine di giudici e pubblici ministeri del Comitato Giusto dire no coordinati dalla magistrata Manuela Massenz referente del Comitato per Monza Brianza che ringraziamo tantissimo per la disponibilità, per la grande passione per la determinazione e l’impegno senza sosta, profuso in questa campagna referendaria.

Abbiamo studiato insieme a loro e abbiamo irrobustito le nostre competenze sul funzionamento dei processi sulla separazione delle carriere, di fatto già in essere, sul ruolo dei magistrati giudicanti e dei Pubblici ministeri e abbiamo rinsaldato ancora di più la nostra convinzione che questo referendum costituiva uno spartiacque per la nostra Democrazia. Se avesse prevalso il sì, avremmo avuto una democrazia svuotata della separazione dei poteri attraverso l’attacco al Consiglio superiore della magistratura, il vero obiettivo di questa riforma: dividere, indebolire e smontare l’organismo di rilievo costituzionale la cui funzione è quella di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura essenziale per la separazione dei poteri e la qualità della nostra democrazia.

Abbiamo organizzato oltre 230 banchetti e volantinaggi dove abbiamo distribuito ducentoventimila volantini. Nei mercati nelle piazze del centro dei paesi davanti agli ospedali davanti alle chiese davanti agli istituti superiori ai ragazzi alle ragazze che tante volte si apprestavano per la prima volta al voto davanti alle scuole primarie dell’infanzia ogni giorno ai genitori dei ragazzini che frequentavano le scuole. Siamo stati davanti alle stazioni e davanti ai supermercati. L’impegno e la generosità dei 33 comitati della provincia di Monza e Brianza sono stati enormi e senza sosta, senza sabati, domeniche e sere libere. Le nostre pettorine bianche con il vota no rosso hanno colorato le piazze del nostro territorio dove abbiamo ascoltato e ci siamo confrontati e abbiamo spiegato le nostre ragioni per contrastare questa riforma della magistratura. Le dichiarazioni dei ministri del Governo ci hanno dato una mano poiché hanno spiegato meglio di noi che la riforma non affrontava l’efficienza della giustizia e non risolveva i problemi dei cittadini.

Il comitato ha designato oltre 380 rappresentanti di lista, di cui oltre 40 lavoratori e studenti fuori sede (5 milioni di elettori in Italia), ai quali il Governo ha negato il diritto al voto nonostante le richieste del comitato a livello nazionale, dei sindacati studenteschi e dei partiti di opposizione. Il loro impegno è stato determinante e straordinario, perché hanno presidiato le operazioni di voto in quasi tutte le 734 sezioni dei 55 comuni brianzoli e sono intervenuti segnalandoci in quattordici comuni della Brianza delle gravi violazioni della legge sulla propaganda elettorale che abbiamo tempestivamente denunciato alla prefettura che ringraziamo per il tempestivo intervento e per aver ripristinato una condizione di garanzia e legalità dell’esercizio del voto libero e democratico da parte da parte dei cittadini. Ribadiamo che è molto grave che Fratelli d’Italia abbia organizzato con premeditazione la diffusione di centinaia di contrassegni riportanti indicazioni di voto (fattispecie vietata dalle norme di legge nel raggio di 200 metri dalle sezioni elettorali). Riteniamo molto grave anche la mancata assunzione di responsabilità da parte di quel partito e che si siano limitati dopo l’intervento di presidenti di sezione, corpi di polizia e comunicazione della Prefettura a far sparire i contrassegni distribuiti a tutti i militanti della provincia, ma anche in altre zone del territorio nazionale. Ad esempio in alcuni Comuni della Provincia di Milano dove è stato effettuato esposto alla prefettura per le medesime situazioni da parte del comitato del NO milanese.

Le giornate del voto hanno mostrato una grande partecipazione anche dei giovani che si sono recati alle urne e in particolare in Brianza con una grandissima affluenza 3ª in tutta la Regione Lombardia. Con un dato del 64,86% e punte percentuali oltre il 70%. Questo è un dato molto positivo per la nostra democrazia che lo ricordiamo sempre è basata sulla partecipazione delle cittadine dei cittadini.

Poi arriviamo allo scrutinio e all’esito del voto dove il risultato registrato è straordinario. I cittadini e le cittadine ci consegnano la volontà di difendere La Costituzione, di difendere la separazione dei poteri attraverso l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Lo scarto è molto importante, più di 2 milioni di voti. I cittadini italiani si sono pronunciati in maniera inequivocabile e con una partecipazione al voto vicino al 60% che non registravamo dal referendum costituzionale del 2016.

Nella provincia di Monza e Brianza è prevalso il sì. Ma dopo Milano, che è l’unica provincia della Lombardia in cui prevale il no con un risultato oltre il 53,76 %, la Brianza è la provincia in cui il risultato del no riporta la% del 47,24 più elevata tra le province lombarde. In particolare, abbiamo la prevalenza del NO nel capoluogo a Monza con il 52% e nella zona del vimercatese, con una prevalenza del no nei comuni di Agrate Brianza, Arcore, Bellusco, Burago, Carnate, Cavenago Brianza, Mezzago, Usmate Velate, Ornago, Ronco Briantino e Vimercate con il 57,38% del no e miglior risultato dei Comuni della Brianza.

Gli attivisti, le attiviste del comitato si sono riunite immediatamente alla chiusura dei seggi per seguire lo scrutinio in Camera del Lavoro a Monza lunedì pomeriggio. Abbiamo atteso i rappresentanti di lista che rientrassero e, tutti insieme, abbiamo monitorato l’avanzamento del caricamento dei dati sul sito del Ministero dell’Interno in tempo reale e ci siamo resi quasi subito conto che Il risultato era una netta Vittoria del NO. Abbiamo atteso con prudenza lo spoglio effettivo della metà delle sezioni e poi abbiamo iniziato a festeggiare e ad abbracciarci perché avevamo ottenuto un grandissimo risultato, la difesa della Costituzione ottenuta con il sacrificio di centinaia di migliaia di partigiani e il lavoro delle/dei costituenti più di ottant’anni fa.

Ora, questo risultato ci impegna a proseguire, perché la Costituzione dopo essere stata difesa deve essere applicata pienamente. Abbiamo l’articolo 36 della Costituzione, che dice che in Italia il lavoratore ha diritto a una retribuzione adeguata a garantire a lui e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa eppure non abbiamo una legge sul salario minimo perché questo governo la impedisce, e non recepisce la direttiva Europea. Abbiamo lavoratori e lavoratrici che vivono in una condizione di sfruttamento come i ciclofattorini o i lavoratori sfruttati della filiera del lusso e degli appalti che solo grazie alle lotte sindacali e all’autonomia della magistratura tramite sentenze coraggiose hanno la speranza di migliorare la propria condizione. Abbiamo l’articolo 37 che garantisce la parità di diritti e retribuzione tra donne e uomini a parità di lavoro. Sono temi in cui saremo ancora impegnati.

Abbiamo la necessità di rifinanziare adeguatamente la sanità e l’istruzione pubblica. Oggi siamo in una condizione in cui i cittadini non si curano: 4 milioni di persone nel 2025 hanno rinunciato alle cure per liste d’attesa troppo lunghe o per mancanza di risorse economiche, perché purtroppo la nostra sanità è sempre più privatizzata. Vogliamo un fisco equo e progressivo come dice la Costituzione perché oggi solo lavoratori e pensionati pagano le tasse con aliquote che aumentano in funzione dell’aumentare del proprio reddito. Le imprese, i lavoratori autonomi la rendita finanziaria hanno una flat tax inferiore alle aliquote dei lavoratori dipendenti e dei pensionati e questa politica scellerata insieme ai condoni e all’approccio tollerante verso gli evasori delle “tasse pizzo di stato”, citazione della nostra presidente del consiglio, ci priva di risorse pubbliche per decine di miliardi ogni anno.

Aumentando il gettito, facendo pagare anche chi non paga, avremmo le risorse per finanziare la sanità e l’istruzione pubblica e gli investimenti per i servizi pubblici e la ricerca, per le politiche industriali del nostro paese per costruire un lavoro sostenibile e con i diritti perché i nostri giovani che, continuano a votare in massa, non siano costretti ad andare all’estero per realizzarsi professionalmente o per avere un salario dignitoso.

Abbiamo un contesto di guerra intorno a noi dove prevale la legge del più forte, dove le controversie internazionali ormai sono regolate dai conflitti. Il nostro articolo 11 della Costituzione dice che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali. Invece assistiamo ad un aumento esponenziale degli investimenti in armi e alla violazione sistematica del diritto internazionale. Anche il nostro paese quest’anno investirà oltre ai 45 miliardi annui per la difesa ulteriori ventisei miliardi in più dell’anno precedente in sistemi di armamento sottraendo risorse a sanità previdenza e istruzione e Servizi pubblici ai cittadini come emerso dalla legge finanziaria del 2026. Il nostro impegno proseguirà per affermare una cultura di pace, una cultura basata sui diritti sul lavoro e che rimetta al centro le persone a partire da quelle in condizioni di maggior bisogno e fragilità per dare piena applicazione alla nostra meravigliosa Costituzione.

Ci auguriamo che questa bella pagina di impegno, di unità, di sostegno reciproco di tutte le forze del comitato diventi ancora più solida e si trasformi nella copertina di un nuovo libro da scrivere insieme per produrre un cambiamento radicale all’insegna della redistribuzione della ricchezza e della giustizia sociale.

RINGRAZIAMO TUTTE E TUTTI le attiviste/i e le sostenitrici e i sostenitori per il grande impegno, per il grande risultato ottenuto, per averci creduto, per esserci stati!

Ringraziamo nuovamente tutte per il grande impegno, il grande risultato ottenuto e per esserci stati. E averci creduto.