La Fase 2, le RSA e quegli anziani dimenticati

da | Giu 1, 2020 | Cgil Monza e Brianza, Spi, Spi non autosufficienza

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Coronavirus, gli anziani hanno pagato il prezzo più alto in Lombardia

 

di Anna Bonanomi*

 

Mentre nel Paese si è dato avvio alla cosiddetta Fase 2, sono ancora molti i problemi spesso inediti che dobbiamo affrontare per garantire un ritorno alla normalità, consapevoli che tutto deve avvenire nel rispetto delle regole di prevenzione. Dobbiamo evitare che il contagio riprenda, annullando i tanti sacrifici fatti per sconfiggere il virus. Questa considerazione vale in particolar modo per la fetta di popolazione anziana, che più di altre ha pagato prezzi altissimi in Lombardia. Sì, in Lombardia, perché è qui che il tasso di mortalità è risultato nettamente più alto rispetto alle altre regioni e soprattutto i decessi avvenuti nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) non hanno avuto paragoni per i numeri drammatici registrati.

Per capire come affrontare la ripresa anche nelle RSA, dobbiamo innanzitutto partire dalla consapevolezza che l’impatto del virus ha messo ancor più in evidenza le lacune strutturali del sistema socio-sanitario lombardo. Inserito come una cenerentola nell’assessorato al Welfare, dove sia dal punto di vista delle strategie che del budget il sistema sanitario e quello ospedaliero fanno la parte del leone, il comparto socio assistenziale ha mostrato tutte le sue lacune.

Le RSA sono soggette ad accreditamento da parte di Regione Lombardia, con la conseguenza che l’erogazione di denaro pubblico dovrebbe essere subordinata al rispetto delle regole di qualità e quantità del servizio. Per questa ragione, nel pieno della crisi pandemica, ha suscitato perplessità la decisione della Regione di chiedere alle RSA di rendersi disponibili ad ospitare i malati in quarantena senza, a quanto pare, una verifica puntuale e diretta delle reali condizioni in cui ciò sarebbe avvenuto. La magistratura indaga per accertare cosa non ha funzionato nella catena di comando e per definire le responsabilità che hanno portato come tragica conseguenza il dilagare della pandemia nelle strutture residenziali per anziani. Nonostante da alcune parti si siano levate voci di protesta per il lavoro svolto dagli inquirenti, la necessità di fare chiarezza è una condizione irrinunciabile. A nessuno deve sfuggire l’obbligo civile e morale di restituire giustizia ai parenti delle vittime. Allo stesso tempo, giungere ad un chiarimento definitivo su ciò che è accaduto diventa il presupposto necessario per evitare nuove tragedie.

Proprio per evitare il ripetersi degli errori compiuti durante la fase di emergenza, i sindacati dei pensionati, sia a livello provinciale che lombardo, hanno messo in evidenza i principali problemi a cui va data una soluzione. Occorre che queste strutture siano in grado di prendersi in carico e tutelare gli anziani più fragili, condizione che non è avvenuta durante la fase di emergenza.

Anna Bonanomi, segretaria generale Spi Cgil Monza e Brianza

In sintesi, abbiamo rimarcato la totale contrarietà alla presenza promiscua all’interno delle RSA di pazienti affetti da Covid. All’anziano sintomatico deve essere garantito il diritto al ricovero ospedaliero, cosa che non è avvenuta in occasione dell’emergenza dei mesi precedenti, perché è ben chiaro a tutti che le RSA non erano e non sono organizzate per la cura delle acuzie. Abbiamo inoltre ribadito la necessità che la Regione metta a disposizione, in maniera trasparente, i dati certi di contagi e decessi riconducibili al Covid. Esiste poi il tema della sicurezza, che deve essere garantita agli operatori sanitari e alla dotazione dei dispositivi di protezione per tutti coloro che operano all’interno delle strutture, ospiti compresi. Altro punto che chiediamo venga affrontato è quello della comunicazione con i famigliari. Attualmente non esiste un protocollo unico e tale da garantire quel rapporto che spesso diventa anche fattore determinante sul piano psicologico. Per questa ragione occorre fin da ora pensare a spazi appositamente attrezzati e tali da garantirne la sicurezza. Ancora, come si pensa di gestire le liste d’attesa? In alcune RSA i posti liberi sono circa il 30%, mentre in altre il personale è quasi dimezzato. Infine abbiamo ribadito la necessità di un nostro coinvolgimento attivo nella revisione del sistema degli accreditamenti, in particolare per quanto attiene alla compartecipazione alla spesa delle famiglie, che non dovrà in alcun modo subire rincari.

Sono molti i temi che dobbiamo affrontare e sono cruciali per garantire ciò che non è avvenuto durante la fase d’emergenza: una pari dignità per tutti, a cominciare dagli anziani più fragili che, spesso, sono stati trattati come ultimi.

*Segretaria Generale Spi Cgil Monza e Brianza